Gli intrigoun di De Pietri

La ricetta della Pasticceria Torinese di Reggio Emilia

«Nella tradizione popolare reggiana – spiega – il fritto di carnevale per eccellenza prende il nome di intrigoun (dai più ribattezzato nell’italiano scorretto, che ogni forma dialettale non può produrre, intrigone), termine che richiama a un intreccio o intrigo di pasta sottile e leggera. Tornando al prodotto della mia terra, tuttavia, ho cercato di elaborare una ricetta che tenesse conto sia della tradizione sia della sempre più attenta informazione alimentare da parte del consumatore. Ovviamente parliamo di fritto, e, in quanto tale, non lo si può produrre se non passando per la padella. Se ci si attiene alle regole della buona frittura, tuttavia, il piacere e il gusto conquisteranno anche i più solidi detrattori. Da buon emiliano, inoltre, ritengo che il sapore dello strutto sia da preferirsi a quello di qualsiasi olio per frittura e, nello specifico, nei dolci di carnevale. “Poco, bene e dappertutto”, così mi è stato insegnato, invece, il modo per cospargere di zucchero a velo dopo la frittura. A questo punto noi serviamo gli intrigoun con una bella coppa di “lattemiele”, così era chiamata la panna montata che veniva zuccherata proprio con il miele. Lasciando comunque a ognuno la libertà di lasciarsi andare o meno davanti a un bel piatto di intrigoun, ecco la mia ricetta».

 

Ingredienti

1000 g › Farina 180 W

100 g › Burro

50 g › Miele

40 g › Zucchero semolato

20 g › Saba (mosto cotto)

250 g › Uova intere

150 g › Vino Bianco Secco

5 g › Sale

1 n › Limone (buccia)

1 n › Bacca di vaniglia (polpa)

 

Procedimento

Impastate tutti gli ingredienti come d’uso e lasciate riposare la pasta per un paio d’ore avvolta in un foglio di plastica. Stendete poi la pasta, all’altezza 1 mm ( la sottigliezza della pasta è priorità assoluta per ottenere un prodotto di alto livello), friggete in abbondante strutto a 170°C.

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