Insegna Carta dei Grani di Bread Religion. Grani antichi, pane artigianale.

La Carta dei Grani: con Bread Religion il pane riparte dal campo

Si è svolta a Roma l’edizione 2026 di Bread Religion, l’evento di Petra Molino Quaglia che ruota intorno a Neogrania, il progetto “costruttore” di relazioni dirette tra chi coltiva popolazioni evolutive di grano e chi le trasforma
Insegna Carta dei Grani di Bread Religion. Grani antichi, pane artigianale.

Il “popolo dei grani” si è riunito ieri a Roma, nella suggestiva cornice del Parco Regionale dell’Appia Antica. L’occasione è stata la 10a edizione di Bread Religion, l’evento organizzato da Petra Molino Quaglia che ha riunito intorno allo stesso tavolo contadini, mugnai, panettieri e cuochi per “osservare cosa accade quando il pane riparte dal campo e quando chi lo lavora sceglie di conoscere davvero la materia prima”.

Nerogrania e l’approccio alla filiera

Fulcro dell’incontro, strutturato in tre dibattiti, è stato Neogrania, il progetto di Petra Molino Quaglia che mette in relazione diretta contadini e panettieri attorno alla macinazione pulita di grani monoraccolto. Un’iniziativa che consente anche a chi non possiede terra o molino di partecipare a una filiera agricola biologica condivisa e di contribuire alla diffusione della biodiversità cerealicola. Il suo tratto distintivo è l’approccio sistemico alla filiera. Non si tratta solo di garantire la tracciabilità del grano, ma di costruire una relazione stabile tra chi coltiva il cereale, chi lo trasforma e chi lo utilizza. Questo significa lavorare sulla selezione agronomica, sulla gestione dei campi, sulla macinazione e sull’applicazione tecnica delle farine.

“Siamo partiti dal pensare a una biodiversità che passi dal pane alla campagna, che conferisce al grano caratteristiche sempre diverse – ha esordito Piero Gabrieli, Responsabile marketing Petra Molino QuagliaPer questo è importante che il panettiere non compri semplicemente una farina, ma viva l’esperienza del campo ed entri in familiarità con chi coltiva. La biodiversità non può essere uno slogan: esiste, dobbiamo solo essere bravi a non ignorarla”.

La comunità del grano

“Neogrania vuol essere dunque un amplificatore di un qualcosa che è già presente e – fa notare Gabrieli – risponde anche ad alcune delle grandi domande de ‘Il Cibo che verrà’, il convegno organizzato il 14 e il 15 maggio dall’Accademia Nazionale dei Lincei nell’ambito del ciclo ‘Il futuro dell’umanità’: come adattare le colture al cambiamento climatico, come costruire filiere più resilienti e partecipate, come rendere la biodiversità alimentare comprensibile e desiderabile”. Le risposte di Neogrania sono concrete: grani adattivi, capaci di evolvere nei territori attraverso popolazioni evolutive; una comunità del grano, dove agricoltori, molino, panettieri e cuochi condividono responsabilità e valore; e infine il pane: un alimento quotidiano che rende visibili, profumati e comprensibili il campo, il raccolto e la diversità genetica del grano, riducendo la distanza tra biodiversità e consumatore.

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