Centumbrie: l’economia circolare della filiera

Centumbrie valorizza i prodotti umbri, con uno sguardo rivolto verso l’impatto ambientale e la sostenibilità
Centumbrie: l’economia circolare della filiera

Centumbrie, azienda a gestione famigliare, ha creato un vero e proprio ecosistema di realtà diverse ma unite nel celebrare e valorizzare il territorio umbro. Lo fa attraverso un frantoio, un mulino, un evo bistrot e un bar. Quest’ultimo, premiato come Bar dell’anno” nella Guida Bar d’Italia 2022 di Gambero Rosso. Una struttura moderna e al passo con i tempi, quella voluta dalla famiglia Cinaglia, e non solo per quanto riguarda lo stile scelto. Grande attenzione viene focalizzata su pratiche di sostenibilità che valorizzino il territorio.

NE PARLIAMO CON SERGIO RUTILI, AGRONOMO E RESPONSABILE DELLE ATTIVITÀ DI SOSTENIBILITÀ

Com’è nata l’idea di Centumbrie?
Centumbrie è nata con l’obiettivo non tanto di ascoltare le logiche economiche, bensì quelle della natura. Tutto questo si traduce in un approccio basato sull’eccellenza, principi etici e parole fondamentali. Come filiera corta, biologico, km0 e design. Tutte le nostre strutture sono frutto di studio e ricerca che le hanno rese sia belle esteticamente sia il meno impattanti possibile. Per gli edifici, abbiamo cercato di mantenere il loro aspetto esterno. Lo abbiamo fatto rivestendo il frantoio con il Corten, un materiale fantastico perché evolve con gli anni diventando del colore della terra, per assimilarsi al territorio circostante.

Un esempio di economia circolare che applicate.
Abbiamo creato una connessione tra un’attività e l’altra, che ci permette di attuare davvero un concetto di economia circolare. La nostra filiera dell’olio ha un sottoprodotto che è pari a zero. Con le foglie produciamo del compost, con la sansa (un altro sottoprodotto dell’olio, ndr) andiamo a denocciolare per poi produrre il nocciolino. Questo si trasforma in energia elettrica e quindi combustile. Il denocciolato lo indirizziamo verso i biodigestori per la produzione di energia. Inoltre, con la Sterling e l’Università di Perugia stiamo mettendo a punto un sistema che possa recuperare i polifenoli dalle acque di vegetazione. In modo che non vadano a rappresentare un rischio quando vengono sparse nel terreno. Quest’ultimo progetto ci permette di arrivare a 0 sottoprodotti non riutilizzati.

Come viene messa in atto quotidianamente la sostenibilità?
Avere una pluralità di attività all’interno dello stesso contenitore fa in modo che riusciamo a recuperare tutto. Se abbiamo un esubero di verdure per la pasticceria passano al bistrot, per evitare ogni spreco. Andiamo poi da vere e proprie misure strutturali, come l’utilizzo di energia elettrica che proviene dai pannelli fotovoltaici, a piccole pratiche quotidiane ma comunque impattanti. Come il recupero dell’acqua di cottura delle verdure per innestare il processo di panificazione.

LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

Il 22 aprile è la giornata scelta dalle Nazioni Unite per celebrare la Giornata Mondiale della Terra. Un giorno dedicato al nostro pianeta e all’ambiente, per ricordare che le risorse a nostra (e sua) disposizione stanno diventando sempre più limitate.

Un momento dove stare ancora più attenti al fenomeno del green-washing. Tante aziende e realtà, infatti, approfittano di questi momenti per comunicare i propri progetti sostenibili, ma sono davvero tali? Cercare dati e fatti a supporto delle informazioni che ci vengono fornite sta diventando sempre più fondamentale. La pubblicazione dell’ultimo report dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) ha reso ancora più chiaro che la sostenibilità non può più essere un trend. Ma deve diventare una vera e propria buona abitudine quotidiana.

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