Un’analisi sul Panettone in Italia

Consumi e dinamiche d’acquisto sul Panettone in Italia, tra artigianalità e proposta industriale in collaborazione con Nielsen

LA RICERCA

Calendario e assortimento. Sono queste le parole chiave dalle quali ripartire per dare la spinta decisiva al comparto del panettone artigianale. Che oggi è vivo e vivace, sia chiaro, ma necessita un ulteriore scatto in avanti per colmare il distacco rispetto alla produzione industriale in termini di acquisto e consumo sul mercato italiano. È questa una delle conclusioni raggiunte in occasione della presentazione della ricerca “Il panettone in Italia: shopper understanding e opportunità di mercato, tra artigianale e industriale” promossa da CSM Bakery Solutions e Nielsen.

IN NUMERI

“Solo 6/7 anni fa questa ricerca non avrebbe avuto senso” commenta Carlo Meo, docente di Food Experience POLI.design di Milano. “Allora il panettone era quasi morto mentre oggi è riconosciuto come un’icona della gastronomia italiana, presente negli store più prestigiosi al mondo. Questo rinnovato successo è un segno dei tempi, con il panettone che diventa simbolo della democratizzazione del concetto di lusso che oggi coinvolgere anche il comparto food”. I dati parlano chiaro: siamo di fronte a un mercato da 29 mila tonnellate e 217 milioni di euro. Certo, la bilancia pende nettamente dalla parte del prodotto industriale. Su 12 milioni di famiglie consumatrici, circa 2 milioni sceglie l’artigianale; a preferirlo sono i più giovani, la fascia 35-44 anni, con quella 25-34 in crescita. Tanto più che oltre alla classica pasticceria (65%), tra i “luoghi” preferiti per l’acquisto dell’artigianale c’è l’online che raccoglie l’8% delle preferenze. “Quell’8% – spiega Niccolò Beati, Consumer & Shopper Sales Consultant, Nielsen – ha sviluppato una quota di valore del 2,6%; se pensiamo che la quota dell’online sul comparto food in generale è dell’1,4%, la metà, capiamo bene che le potenzialità di questa categoria sono altissime”. Senza contare l’incidenza della condivisione social nell’orientare gli acquisti. Dunque l’on-line rappresenta una leva interessante per alimentare il mercato dell’artigianale nel prossimo futuro, ma non la sola.

TUTTO L’ANNO

Prosegue Beati: “i dati ci dicono che a fare la differenza non è il prezzo, dove la forbice tra prodotto industriale e artigianale è sempre più stretta; non è il free from, perché il consumatore capisce i limiti del prodotto artigianale; ma sono calendarizzazione e assortimento”. Unanime il consenso verso questa conclusione: ampliare la produzione all’estate e all’autunno (in primavera Carnevale e Pasqua monopolizzano il mercato) con prodotti dedicati e, allo stesso tempo, ampliare l’offerta puntando non solo su prodotti pandorati o farciture diverse, ma anche e soprattutto sul formato (< 175 gr), sono le carte da giocare nei prossimi mesi per dare slancio al mercato dell’artigianale.

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