La crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz sta mettendo a dura prova le eccellenze del Made in Italy alimentare. Lago Group, azienda padovana leader nel settore dolciario, denuncia una situazione critica con merci bloccate per un valore di un milione di euro. Nonostante il business consolidato nei Paesi del Golfo, l’incertezza dei trasporti marittimi e l’assenza di supporto istituzionale costringono l’azienda a una gestione d’emergenza ad alto rischio.
Blocco delle merci e impennata dei costi logistici
Attualmente, il prolungarsi dei blocchi navali nello Stretto di Hormuz ha paralizzato l’operatività logistica di Lago Group. Sono cinque i container fermi in mare, mentre altri ventisette sono suddivisi tra rientri forzati nei porti e stock a terra, per un valore complessivo che tocca il milione di euro. La situazione è resa ancora più complessa dalla necessità delle navi di viaggiare a trasponder spenti per evitare attacchi, rendendo di fatto impossibile la tracciabilità della merce.
A questo scenario si aggiunge un aggravio economico insostenibile: i costi del trasporto marittimo sono raddoppiati a causa della mancanza di coperture assicurative, mentre le rotte alternative via terra presentano tariffe esorbitanti. Come sottolineato da Francesco De Marco, Group International Sales Director, “l’azienda si trova a dover operare in totale autonomia, assumendosi rischi elevati e fornendo manlevate alle compagnie di navigazione per permettere il transito dei prodotti”.
L’export nei Paesi del Golfo: un mercato da difendere
Per la realtà di Galliera Veneta (PD), l’area del Medio Oriente non è solo un mercato di sbocco, ma un pilastro strategico che oggi rappresenta il 60% del fatturato complessivo. In venticinque anni di presenza costante, Lago Group ha costruito un rapporto di fiducia basato sull’esportazione di prodotti iconici come wafer e savoiardi, registrando negli ultimi tre anni una crescita annua del +10%.
Il timore di un conflitto a medio termine e il blocco di chokepoint strategici come Hormuz e il Canale di Suez rischiano di compromettere questi risultati storici. L’incertezza sulle consegne e l’allungamento dei tempi di transito impattano direttamente sulla competitività dell’azienda in un’area che ha vissuto uno sviluppo economico straordinario nell’ultimo decennio.
Ricadute sulla supply chain e prospettive future
L’impatto della crisi non si limita alla logistica in uscita, ma investe l’intera catena di approvvigionamento. La chiusura delle principali rotte orientali sta già causando rincari sulle materie prime di provenienza asiatica, in particolare per quanto riguarda gli oli vegetali. Inoltre, le fluttuazioni del prezzo del petrolio incidono direttamente sui costi dei materiali di confezionamento, come incarti e cartoni.
Nonostante lo scenario di “stop & go” imposto dalle compagnie di navigazione, Lago Group mantiene un approccio resiliente. Negli ultimi giorni, l’azienda è riuscita a prenotare il booking per 7 container, cercando di minimizzare i disservizi per i clienti finali. “Stiamo cercando di restare ottimisti e lucidi”, conclude De Marco, ribadendo la volontà di preservare il legame con un mercato storico nonostante l’attuale solitudine imprenditoriale di fronte alle istituzioni.
