Ritratto di Nadia Santini sorridente in giacca da chef bianca: maestra di cucina e ospitalità italiana.

Addio a Nadia Santini, maestra di cucina e ospitalità

Si è spenta a 72 anni Nadia Santini, prima donna in Italia a conquistare le tre stelle Michelin e anima, insieme alla famiglia, del ristorante Dal Pescatore Santini a Canneto sull’Oglio
Ritratto di Nadia Santini sorridente in giacca da chef bianca: maestra di cucina e ospitalità italiana.

Tutto il mondo della ristorazione -inteso come cultura gastronomica e culinaria, ospitalità e fattore umano- perde una delle sue voci più pure e feconde. Chi l’ha sentita, direttamente o indirettamente, non ne dimentica il tono sempre lieve e accogliente, eppure incisivo, e la densità di contenuto. Una presenza, quella di Nadia Santini, che ha fatto scuola con la forza dell’esempio, lasciando un segno profondo in chiunque si sia seduto alla sua tavola. 

Una storia di famiglia e dedizione

Nata nel 1954 a San Pietro Mussolino (Vicenza), ha sempre custodito la memoria gustativa d’origine nella sua cucina. Non ha iniziato dalle aule alberghiere, ma con studi in Scienze Politiche a Milano. Il matrimonio con Antonio Santini nel 1974 ha segnato la svolta e il viaggio in Francia acceso la scintilla dell’evoluzione della storica osteria di famiglia in quello che sarebbe diventato uno dei più solidi punti di riferimento della ristorazione italiana. Nadia Santini ha iniziato a cucinare con la suocera applicando uno studio, un pensiero e una maestria artigianale che non hanno mai sbiadito la natura originaria del luogo: Dal Pescatore Santini è rimasto una casa. Un’ospitalità genuina che ha dimostrato come l’empatia e l’essere centrati in un tempo e in un luogo siano le vere fondamenta del grande fare ristorativo.

Tradizione senza nostalgia

Spinta costante e base del riconoscimento sempre più ampio – il ristorante vede confermate le tre stelle Michelin dal 1996 a oggi e la sua chef premiata nel 2013 come World’s Best Female Chef – è stato quel mantra ripetuto più volte pubblicamente da Nadia Santini: «Credere, credere, credere», che la cucina sia un atto di empatia e costruttivo, capace di evolvere la tradizione dall’interno e renderla contemporanea senza mai snaturarla o diluirla in mode estemporanee. I celebri tortelli di zucca di Dal Pescatore Santini ne sono l’esempio più luminoso: un classico in ogni tempo, aggiornato e vivo, mai abbandonato alla nostalgia o pietrificato in un dogma.

Una cucina “umanistica” 

La stessa chef ha definito il proprio approccio e la propria cucina umanistici: una professionalità legata alla storia, agli affetti e al tessuto culturale, un atto del cucinare che è rispetto per l’ospite, il territorio, le risorse e il lavoro. I più autorevoli osservatori del settore ne hanno sempre celebrato il garbo innato e il disinteresse verso la spettacolarizzazione, unitamente a grandi coerenza, sensibilità e onestà intellettuale che si sono riflesse in piatti franchi e colti. 

Nadia Santini lascia un’eredità spirituale e di magistero preziosa, custodita dal marito Antonio, dai figli Giovanni e Alberto e dai tantissimi cuochi, gastronomi e appassionati che l’hanno incontrata. 

La redazione e i lettori del gruppo Food esprimono il proprio sentito cordoglio alla famiglia Santini. 

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