Lucio Fontana: un taglio apre la via all’infinito

Purezza, semplicità, infinito: basta un taglio su una tela bianca per creare un capolavoro, se a incidere a incidere quel taglio è un artista come Lucio Fontana
Lucio Fontana: un taglio apre la via all’infinito

Nel 2007 il critico d’arte contemporanea Francesco Bonami pubblicò il volume Lo potevo fare anch’io. Il titolo, ironicamente provocatorio, riprende un classico commento di chi sbeffeggia tanta arte contemporanea. O meglio, tanta arte che a partire dalla metà del Novecento ha abbandonato la via del figurativo. Per approdare a una nuova visione informale o concettuale.

LO SPAZIALISMO

Tra le opere che più hanno subìto la critica “lo saprei fare anch’io” ci sono sempre state quelle di Lucio Fontana. L’artista dei “tagli”, per intenderci. Naturalmente la storia lo ha poi consacrato tra i massimi maestri del secolo scorso. Ancora oggi sono numerose le esposizioni che approfondiscono i vari aspetti delle sue ricerche e i principi dello “Spazialismo”. Ovvero quella teoria elaborata proprio da Fontana e legata a doppio filo alle scoperte scientifiche del secondo dopoguerra. In particolare lo Spazialismo artistico ha risentito delle suggestioni offerte dai primi viaggi nello spazio. Basti pensare al lancio dello Sputnik avvenuto nel 1957. Fu proprio in quegli anni che Fontana cominciò a bucare e poi a tagliare delle semplici tele. Al massimo dipinte con un colore piatto come il bianco, il rosso o il giallo.

IN MOSTRA

Nella splendida villa che a pochi chilometri da Parma ospita la Fondazione Magnani Rocca, fino al 3 luglio si può visitare la mostra intitolata Lucio Fontana. Autoritratto. Un’occasione preziosa per comprendere a fondo l’opera del suo protagonista. Anche grazie al recupero di un’intervista concessa dall’artista alla critica Claudia Lonzi. Nella conversazione Fontana dichiarò, ad esempio: “la scoperta del cosmo è una dimensione nuova, è l’infinito, no? E allora io buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, e ho creato una dimensione infinita”. Da quegli squarci sulla superficie fisica infatti passa la luce, che si perde nell’oscurità dell’universo. “Ho capito che devo stare proprio con la mia semplicità pura, perché è pura filosofia, più che altro… chiamala anche filosofia spaziale, si può chiamare cosmica”. Alla luce di queste parole, la prospettiva di una banale tela tagliata cambia, eccome.

IL CONCETTO DI SPAZIO

In quel gesto, che peraltro Fontana praticava esclusivamente da solo, nel più perfetto stato di concentrazione, si concentrano i nuovi orizzonti di un’umanità lanciata alla scoperta dei satelliti, dei pianeti, delle stelle, delle galassie. I tagli e i buchi lasciano intuire una dimensione inedita che va oltre il quadro e che apre una serie di possibilità ancora inesplorate, con la relativa e inevitabile spinta ad andare sempre oltre. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Questo è ciò scrisse il Sommo Poeta a proposito di Ulisse che spronava i suoi compagni ad avventurarsi oltre le “colonne d’Ercole”. Quando ancora si credeva che la Terra fosse al centro del sistema solare, nonché dell’universo. Dopo più di 600 anni fu un artista nato in Argentina e trasferitosi in Italia a esprimere nei suoi lavori i primi viaggi dell’uomo nell’atmosfera e oltre, in direzione delle stelle.

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