Fipe: «Movida sì, “malamovida” no!»

Fipe: «Movida sì, “malamovida” no!»

Movida, problema o opportunità? Se ne è discusso il 20 giugno scorso a Milano durante la presentazione di una ricerca Censis commissionata da Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, e dal Silb, l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo aderente alla stessa Fipe. Dallo studio è emerso che la movida è apprezzata dal 92,1% dei giovani – e fin qui nulla di strano – ma che piace anche un pubblico più maturo: il 46,3% delle persone di una certa età giudica importante che vi siano luoghi nelle città caratterizzati dalla concentrazione di locali per mangiare, ballare, divertirsi. La  percentuale di chi vede la movida come un fatto positivo  diminuisce con l’aumentare dell’età pur rimanendo il valore più alto rispetto a chi la vede come ‘negativa’. Ciò vale fino alla fascia di età over 65 dove i due valori si invertono, ma risultano fortemente influenzati da chi (40,1%) non sa neanche che cosa sia la movida.

In buona sostanza, alle persone piace uscire la sera e distrarsi. E per oltre il 63% dei cittadini è molto importante che nelle città ci siano luoghi dove mangiare, ballare e divertirsi. Anche qui le percentuali più alte si registrano nella fascia di età 18-29 anni, ma diminuiscono con l’aumentare dell’età. Nonostante ciò, anche fra gli ultra sessantacinquenni c’è un buon 46,3% che ritiene la movida molto importante per la qualità della vita e abbastanza importante per attirare turisti. E la connotazione turistica della movida diventa sempre più marcata, come testimonia l’aumento delle cosiddette “notti bianche”.

«Spesso però un’offerta fuori controllo da parte di locali diversi dai pubblici esercizi, una vendita di alcol a basso costo e comportamenti spregiudicati da parte di alcuni operatori, se non addirittura una presenza di offerta abusiva che può spingersi fino a limiti deprecabili e riprovevoli, contribuiscono a trasformare i luoghi di ritrovo in arene di conflitto con problemi di gestione dell’ordine pubblico» spiega il presidente Fipe Lino Stoppani, che prosegue: «È necessario trovare un punto di equilibrio per migliorare la qualità della vita di chi si diverte e di chi risiede nelle zone del divertimento».
Se uscire la sera è considerato un comportamento positivo – si esce per passeggiare, incontrare amici (69%), andare a mangiare (59%) o al pub, in discoteche ed enoteche (28%) e anche per fare shopping (2,7%) – il mal governo di un territorio fa percepire la movida come un problema. In questo contesto trovano spazio le degenerazioni che trasformano un fenomeno da opportunità a problema. E si parla allora di “malamovida”, fenomeno che trova un’eco forte sui mass-media, soprattutto se ad essa sono legati fatti di cronaca nera. A far degenerare la situazione sono gli eccessi: per esempio, il numero eccessivo di persone rispetto agli spazi delle zone cruciali e il consumo/abuso di alcol soprattutto quando associato ad assunzione di sostanze stupefacenti.

«È sbagliato pensare, tuttavia, che a creare un rapporto critico con l’alcol sia la movida o la discoteca. Da un’indagine a cui la ricerca fa riferimento, risulta che oltre il 90% dei minori in età compresa tra i 12 e 14 anni ha già provato alcolici e il 59% ha sperimentato l’alcol in presenza dei propri genitori. Ancora più significativo diventa il 73% degli adolescenti che ha bevuto la prima volta in presenza di adulti. E l’iniziazione è avvenuta per il 63% in occasione di un semplice un pasto in casa o fuori casa e in meno del 23% dei casi in un’occasione speciale».

«Alla “malamovida” – conclude Stoppani – contribuiscono molti fattori: un rapporto dei giovani con l’alcol che nasce male già nelle famiglie; un’offerta fuori controllo; regole e ordinanze che spesso rincorrono il problema senza trovarne soluzione; comportamenti spregiudicati da parte di operatori e, infine, una presenza di offerta abusiva che può spingersi fino a limiti deprecabili e riprovevoli. Emerge chiaramente dalla ricerca come sia fondamentale avere un quadro ben chiaro e dettagliato delle città da gestire, ognuna delle quali con le proprie esigenze e peculiarità. I ventinove milioni di italiani che saltuariamente escono la sera e i 19 milioni che quando escono frequentano i luoghi della movida non possono essere gestiti da Nord a Sud, da Est ad Ovest, nei piccoli o nei grandi centri allo stesso modo. Il livello di modernità e civiltà di una città si misura anche da come è organizzata la sua movida. Il fenomeno del divertimento serale, se ben governato, diventa una grande opportunità di socializzazione per i cittadini e di rivitalizzazione culturale, turistica ed economica per il centro abitato. Al contrario, se mal governata, la movida diventa fonte di degenerazione comportamentale e quindi di disturbo per la quiete pubblica e persino fonte di pericolo per gli abitanti».

© Riproduzione riservata