Packaging: alleato di delivery e take away

Il packaging è un elemento determinante nei servizi di asporto e consegna di cibo. Da un lato perché contribuisce a mantenere le caratteristiche del prodotto, dall’altro perché è un’importante leva di marketing

Delivery e take away sono stati un salvagente per le attività in tempo di lockdown. Con ogni probabilità continueranno a rappresentare una parte non trascurabile del business per le imprese, soprattutto pensando all’autunno imminente, quando alle misure di distanziamento sociale, che impediranno di riempire le sale, si aggiungerà la difficoltà nell’utilizzare spazi all’esterno. Se è vero che queste modalità di consumo diventeranno sempre più strategiche per gli operatori, è altrettanto importante che diventino esperienze piacevoli per il consumatore.

PACKAGING PARTE DELL’ESPERIENZA

«Gli operatori del fuori casa devono investire per essere in grado di far vivere al cliente le stesse emozioni anche al di fuori delle loro location» racconta Michele Bondani, Founder e Ceo della società Packaging in Italy, agenzia di marketing, packaging design e brand positioning. «Quando la scelta del cibo non è una questione di gusto e affezione per un determinato prodotto – prosegue – a fare la differenza sarà l’esperienza di consumo nel suo complesso, che deve essere in grado di emozionare. In questo contesto la coordinazione dell’immagine è indispensabile per far sì che il brand viva all’interno delle case dei clienti, venga riconosciuto e ricordato». Ma come si realizza, in concreto, un packaging efficace? «Attraverso tecniche e strategie di marketing e comunicazione che sono grafiche da un lato e di struttura dall’altro. Questi due aspetti veicolano due tipi di messaggio diversi: il primo è verbale e il secondo non verbale». La ricerca e sviluppo deve sempre e comunque partire dal prodotto e deve tenere conto dei bisogni attuali per fare realmente la differenza. «In questo momento – aggiunge Bondani – un elemento di cui tenere conto è la rassicurazione del consumatore sulla sicurezza igienica dell’alimento. Ma è anche importante evitare il cosiddetto overpackaging, in un’ottica di sostenibilità e avere la massima cura dei dettagli. Il packaging deve comunicare con il cliente, trasmettere valori, deve diventare un elemento di marketing che aiuta a vendere di più».

LE REGOLE FONDAMENTALI

La personalizzazione è d’obbligo. Quando per ragioni di costi o di quantitativi non è possibile creare un packaging completamente personalizzato, si può optare per etichette e fascette brandizzate.
Il pack deve comunicare col cliente. Non solo il logo, ma anche informazioni su ingredienti e allergeni, sulle modalità di smaltimento, di conservazione, di eventuale riscaldamento. Senza dimenticare la narrazione del prodotto.
La sicurezza è un plus. Il consumatore cerca rassicurazione sul fatto che l’alimento non abbia subito contaminazioni. Stanno nascendo soluzioni tamper evident (antimanomissione) o particolari sigilli che perdono la loro integrità al primo tentativo di apertura.
Ad ogni alimento il suo pac. Il materiale va scelto in base al tipo di cibo da trasportare, affinché durante il trasporto il pack non si deformi, non si rompa e – soprattutto – non rilasci nel cibo sostanze indesiderate.
Attenti alle prestazioni. Occorre sapere se il packaging è idoneo al riscaldamento in forno tradizionale o a microonde o, magari, alla conservazione in frigorifero o freezer.
Green è meglio. La sostenibilità è un tema forte nel campo del packaging. Anche la provenienza del materiale da risorse rinnovabili è da considerare. Molti produttori utilizzano carta da foreste certificate FSC, oppure l’RPET, PET proveniente da plastica riciclata. È estremamente importante comunicare al cliente anche le corrette modalità di smaltimento della confezione.

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