L’agroalimentare è un settore sempre più “Pink”

In un momento particolare in cui il ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro è quanto mai al centro dell’attenzione e oggetto di discussione e di dibattito, è bene capire quanto il “fattore rosa” conti e sia importante in un settore che in Italia si può definire macro, quello dell’agro-alimentare. Ad aiutare e accompagnare questa riflessione, i risultati ricercati e presentati durante l’evento “Il Cibo è Donna – Il Fattore Rosa secondo Pink Lady®, all’interno del quale si sono tirate le somme di una survey nazionale che l’Associazione Pink Lady® Europe ha commissionato alla società di ricerca SWG e che ha cercato di guardare oltre lo stereotipo della donna ai fornelli tra le mura di casa, per focalizzarsi sulle figure più professionali e imprenditoriali.

In Italia, infatti, sono oltre 600.000 le donne alla guida di un’impresa agro-alimentare, grazie alle quali il settore si posiziona al terzo posto, con il 18%, tra quelli con maggiore concentrazione femminile, dopo commercio e servizi.

Agricoltura, Ristorazione, Distribuzione, Pasticceria e Comunicazione sono i campi da cui provengono i cinque esempi virtuosi che porta a esempio Pink Lady, scelti tra le migliaia di donne che ogni giorno cercano di affermarsi e andare oltre il gap di genere in Italia e nel mondo. Cinque donne d’eccezione, ognuna simbolo della propria attività: Viviana Varese, Chef, già stellata, del ristorante Alice all’interno di Eataly Smeraldo; Isabella Potì, classe 1995 e fresca di una stella Michelin per il ristorante Bros di Lecce dove è Head Chef e Partner, oltre che volto televisivo del nuovo format di Rai Due Il ristorante degli Chef; Sonia Peronaci, fondatrice di GialloZafferano.it e ora anima della Sonia Factory e del portale Soniaperonaci.it; Angela Valeria de Pellegrin, giovane imprenditrice, che ricopre un ruolo dirigenziale nell’azienda di famiglia (l’Azienda Agricola De Pretis Dario, ndr.) e infine Immacolata Palombo, da tutti conosciuta come Tina, la quale da oltre 30 anni gestisce insieme al marito il negozio di ortofrutta Tina&Angelo, un luogo ormai storico dei quartieri Spagnoli di Napoli. A moderare le loro testimonianze, la giornalista del Corriere della Sera ed esperta di comunicazione nel mondo food a tutto tondo, Roberta Schira.

L’indagine presentata, che ha coinvolto un panel di imprenditrici e un campione di donne di età compresa tra i 29 e i 65, parte da un dato confortante. In Italia, nel 2017 le imprese al femminile erano oltre 1.331.000, pari al 21,86% del totale: 10.000 in più rispetto all’anno precedente e quasi 30.000 in più se si prende come riferimento il 2014.

Dove ci sono luci, sono però presenti anche ombre profonde. Secondo i dati raccolti dalla Commissione Europea, nei 28 paesi membri le donne titolari d’impresa guadagnano in media il 6% in meno dei colleghi uomini: il “gender gap” resiste anche nell’imprenditoria come negli altri settori della società.

Inoltre, gli ostacoli e le barriere che le imprenditrici devono superare non sono indifferenti. Tra le prime spicca la difficoltà di accesso al credito e ai servizi di prossimità nelle aree rurali, l’impreparazione del mercato all’innovazione, lo scarso accesso di queste attività alla ricerca, l’insufficienza di corsi di formazione accessibili e adeguati. A livello di sfida personale, si sente sempre di più la necessità di approfondire le conoscenze di marketing, comunicazione e servizi tecnologi, ormai fondamentali per saper promuovere la propria attività o impresa, oltre che il desiderio di trovare un modo per conciliare lavoro e famiglia, senza dover per forza compiere la scelta tra uno e l’altro.

Il mondo del food è ormai al centro dell’attenzione privata e pubblica, proponendosi non solo come cassa mediatica sempre più potente, ma come settore che è e sarà chiamato a occuparsi di temi di estrema attualità quali la salvaguardia ambientale, la eco-sostenibilità di produzione e distribuzione, la difesa idrogeologica, la biodiversità. E al centro dell’impegno “rosa”, per interessi e obiettivi, ci sono proprio valori quanto mai attuali come la valorizzazione della filiera corta, l’importanza di “fare rete”, di recuperare i terreni e preservare il paesaggio, prendendosi cura del bene comune e imparando di nuovo dalla natura valori dimenticati, come l’attesa, l’osservazione, l’ascolto, le relazioni e le sinergie. Per affrontare vecchie e nuove sfide, le imprenditrici ritengono fondamentali la tenacia, l’essere innamorate del proprio lavoro e un mix di competenza, organizzazione e gratificazione nell’essere autonome.

Considerando questi fattori, dato principale che salta all’occhio è infatti proprio questo: sono loro, le donne, a incarnare e a cercare di esprimere al meglio la figura imprenditoriale verso cui si sta evolvendo il futuro del settore agro-alimentare in Italia.

Mela – nzana di Viviana Varese

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