| Classe | 1992 |
| Titolare o contitolare? | si |
| Esperienza nel settore | 10 anni |
| Web/social | IG: @diana_mv_ |
| Segni particolari | Attenta, minuziosa, meticolosa e sensibile |
| Progetti futuri | L’apertura del Forno Alvea rappresenta la volontà di puntare non solo sul pane ma anche sui dolci |
| Motto | “Fare sempre meglio per il domani” |
Il percorso di Diana Carolina Candela Roa si costruisce attraverso un’esperienza diretta e quotidiana, fatta di responsabilità concrete e presenza costante in laboratorio. Il suo è un approccio pratico, maturato nel tempo lavorando a stretto contatto con ogni fase del processo produttivo, fino a sviluppare una piena autonomia tecnica e decisionale.
“Siamo noi, io e mio marito, a impostare tutto, a mettere le mani in pasta”, racconta, sottolineando un coinvolgimento che va dalla gestione dell’attività alla scelta delle materie prime, fino alla panificazione vera e propria. Un percorso condiviso quindi, con il marito Omar Abdel Fattah, che le ha permesso di costruire una visione solida e coerente, basata sull’esperienza e sull’osservazione continua, pronta ad assorbire segreti e tecniche che, oggi, ha fatto sue.
Per Diana Carolina, ogni impasto è come un figlio, nasce dalle caratteristiche della farina e si sviluppa attraverso un equilibrio preciso tra idratazione, la giusta fermentazione e una lavorazione che segue tecniche precise. In questo sistema, il lievito madre, nel suo caso utilizzato in forma liquida, rappresenta il cuore del metodo produttivo, gestito e adattato nel tempo così da ottenere non solo la massima qualità e leggerezza, ma anche una spiccata riconoscibilità.
Non a caso, il pane che più la rappresenta racchiude una fusione simbolica tra le sue origini e la cultura italiana: un impasto realizzato con un grano evolutivo lavorato in purezza, senza miscele. Una scelta identitaria, che restituisce una pagnotta compatta, aromatica, capace di esprimere fino in fondo il carattere della materia prima. “È un pane che mi identifica, perché richiama le radici colombiane, il mio sentirmi rimescolata con questa terra”. Un prodotto che diventa così sintesi di un percorso personale, in cui memoria e presente convivono.
Carolina è di poche parole, ma nel suo lavoro emerge una sensibilità profonda verso il pane, inteso come materia viva, capace di evocare sensazioni e ricordi. Anche la sperimentazione segue questa linea: mai forzata, ma parte di un miglioramento continuo, guidato dall’esperienza e dall’ascolto.
Il rapporto con il cliente resta diretto e quotidiano. “Parliamo con loro, spieghiamo il pane che stanno acquistando”. Ed è in questo scambio che si trasmette davvero il valore del suo lavoro: un racconto semplice, ma autentico, fatto di ricerca, coerenza e presenza costante.