Caffè italiano: il consumo è da record, ma scarsa la conoscenza

Caffè italiano: il consumo è da record, ma scarsa la conoscenza

Il 97,7% beve caffè italiano, l’espresso resta l’icona ma la conoscenza della filiera è limitata, soprattutto tra i giovani. Dati AstraRicerche sul consumo e l'eccellenza della torrefazione
Caffè italiano: il consumo è da record, ma scarsa la conoscenza

Il caffè è un rito amato in maniera universale in Italia, confermato da una survey condotta da AstraRicerche per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, in vista della Giornata Internazionale del Caffè. I risultati dell’indagine “Gli italiani e il caffè”, presentata presso l’Ambasciata del Brasile a Roma, rivelano che il 97,7% degli italiani beve caffè, e il 71% lo fa ogni giorno. Tuttavia, a questa passione diffusa corrisponde un paradosso: una scarsa conoscenza della filiera, dalle origini tropicali alle fasi di lavorazione. Nonostante ciò, il comparto della produzione italiana si rivela solido, con un valore complessivo che nel 2024 ha toccato i 4.732,9 milioni di euro. Per l’Italia, il caffè non è solo una bevanda, ma un rito sociale e identitario.

Abitudini di consumo del caffè: l’espresso resta l’icona, ma crescono le modalità di preparazione

Se oltre 7 italiani su 10 consumano caffè quotidianamente, sono le donne a superare di poco gli uomini (73% contro 69%), e la fascia d’età che ne beve di più è quella tra i 35 e i 65 anni (oltre il 75%). Le modalità di preparazione sono in evoluzione, riflettendo ritmi di vita sempre più dinamici.

Le cialde e le capsule restano la scelta più diffusa, adottate dal 59,5% degli italiani, ma hanno perso terreno rispetto al periodo 2021-2023 (quando erano al 65%). La moka, dopo anni di calo, mostra una risalita (55,2%), mentre le macchine automatiche continuano a crescere, raggiungendo il 18,9% delle preferenze.

L’espresso rimane, in questo quadro, il punto fermo e l’elemento identitario. È la modalità di preparazione preferita dal 51,6% degli italiani, con percentuali che crescono con l’età. È valutato con un voto medio eccellente, 8,06 al bar e quasi 8 a casa. L’espresso è riconosciuto come simbolo di convivialità e condivisione (83,2%) e associato alla comodità di una preparazione rapida (81,8%). Le alternative all’espresso, come il solubile o il french press, restano marginali, mentre categorie come lo Specialty coffee, il biologico e il Fairtrade sono ancora nicchie poco diffuse.

Il paradosso della conoscenza: coltivazioni italiane e chicchi marroni

Nonostante l’amore universale, l’indagine evidenzia lacune importanti nella conoscenza della filiera. Quasi due terzi degli italiani (64,6%), o per essere più precisi, quasi la metà (44,1%) a cui si aggiunge un 20,5% che le ritiene rilevanti, crede che nel nostro Paese si coltivino i chicchi di caffè. Questa convinzione sale al 42% tra i 18-24enni ed è interpretata da Cosimo Finzi di AstraRicerche come una manifestazione di orgoglio nazionale.

Solo quattro italiani su dieci (40,5%) sanno che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli e non marroni come appaiono solitamente in foto. Inoltre, la maggioranza riconosce il Brasile (72%) e la Colombia (56%) come principali produttori, ma il Vietnam e l’Indonesia (rispettivamente secondo e quarto a livello mondiale per volumi) sono segnalati solo da circa il 10% degli italiani. Anche la conoscenza delle varietà è limitata: quasi tutti conoscono l’Arabica (90,4%), ma la Robusta è nota solo al 56,7%, e varietà come Liberica ed Excelsa restano sotto il 15%.

L’eccellenza del “saper fare” italiano e la tostatura

Nonostante le lacune sulla filiera, gli italiani riconoscono in larga misura la forte tradizione nazionale nella torrefazione e miscelazione (71,3%). L’Italia è leader mondiale nell’arte della torrefazione, un settore che vanta quasi 1.000 torrefazioni nel Paese.

La forza del caffè italiano risiede nella capacità di selezionare la materia prima e nel know-how con cui viene trasformata. Renato Mosca, Ambasciatore del Brasile in Italia, ha sottolineato come il caffè sia un legame che avvicina i due Paesi, essendo il Brasile il maggior produttore e il principale fornitore del mercato italiano. Nel 2024, l’Italia ha importato circa 10 milioni di sacchi di caffè verde, di cui quasi 4 milioni dal Brasile e 2,2 milioni dal Vietnam.

Per i torrefattori, l’eccellenza sta nel cogliere le potenzialità aromatiche dei chicchi e valorizzarle con la tostatura e la miscelazione. La miscelazione è definita come un atto creativo, in cui fantasia e sapere si fondono per ottenere l’equilibrio perfetto dell’espresso italiano. La tostatura è correttamente indicata dall’88,7% degli italiani come un elemento chiave che influenza il sapore, ma restano aree di confusione: molti sopravvalutano i tempi di tostatura, pensando che possa durare oltre mezz’ora.

Valorizzare la filiera, soprattutto tra i giovani

Il presidente del Comitato Italiano del Caffè, Giuseppe Lavazza, ha evidenziato come sia cruciale valorizzare e far comprendere ogni fase della filiera — dalla selezione dei chicchi alla tazzina — per rafforzare l’apprezzamento della bevanda. “Questo è fondamentale soprattutto per le nuove generazioni (18-24enni), che mostrano conoscenze più limitate in tutti gli ambiti e tendono a essere influenzati dal fascino per l’esotico”.

Il Maestro del Caffè, Gianni Cocco, suggerisce che “il caffè, nell’era della comunicazione veloce, debba essere comunicato ai giovani in modo accattivante, trasformandolo in una esperienza sensoriale completa che coinvolga vista, gusto e olfatto, e incoraggiando l’esplorazione di nuove preparazioni oltre l’espresso classico”. L’obiettivo è rafforzare la tradizione italiana in un settore che è leader nell’innovazione.

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