Croissanteria surgelata: ripartire tra dubbi e incertezze

Dopo il lockdown il settore della croissanteria surgelata si sta lentamente rimettendo in moto, ma restano molti dubbi sul futuro e il timore di nuove chiusure. Si confermano i trend già in atto: benessere e indulgence

IL SETTORE

Come molti altri comparti legati al mondo della colazione fuori casa, anche il mondo della croissanteria surgelata ha subito in maniera drammatica l’impatto del lockdown. Un’occasione di consumo che registrava costante crescita si è fermata completamente nei due mesi di chiusura forzata, per poi ripartire, ma lentamente e con difficoltà. Il pasto del mattino è uno dei momenti di consumo che soffre maggiormente e stenta a riprendere, e i segnali sono ancora troppo deboli per poter tracciare una direzione strategica di medio respiro. Ancora troppi locali sono chiusi e non sappiamo quanti reggeranno l’autunno. Com’era prevedibile, lo smartworking sta penalizzando sia la colazione sia il pranzo fuori casa. A mitigare le conseguenze della pandemia la differenziazione dei canali da parte dei player, che sono riusciti a contenere le perdite puntando, per esempio, sul retail.

LA SITUAZIONE

D’altro canto la voglia ti tornare a fare colazione al bar è tanta, ed è uno dei primi desideri degli italiani. Lo confermano i dati TradeLab aggiornati ad aprile 2020. L’occasione di consumo “colazione” cresce a valore, così come il numero di bar che servono prodotti industriali surgelati. Certo, la situazione senza precedenti ha generato impatti diversificati. Non tutti i locali hanno riaperto o hanno riaperto lentamente. Inoltre lo smart working ha causato un calo nei consumi nelle zone centrali e industriali rispetto alle zone più residenziali, così come nella prima fascia della giornata. Il turismo è poi cambiato, registrando meno presenza di stranieri (gli italiani si sono concentrati nelle aree “stagionali residenziali”) e, non da ultimo, il rispetto del distanziamento riduce il tempo di permanenza e la numerica di persone a bancone, con conseguente grande spinta verso la digitalizzazione degli esercenti e delle nuove tipologie di servizio (home delivery e take away).

CRESCE LA VOGLIA DI QUALITÀ

Un altro effetto della pandemia rilevato dai player è una propensione ancora più forte del consumatore verso prodotti qualitativamente elevati, in particolare le referenze al burro. Lo zoccolo duro delle vendite continuano a essere i grandi classici, mentre c’è interesse per i formati mini dai 25 ai 40 grammi. I trend più attuali sono certamente quello del benessere e dell’indulgenza, che si confermano già da qualche anno, accanto alla ricerca di prodotti dalla filiera italiana, meglio se locale. In questa fase post-Covid diventa inoltre fondamentale la sicurezza alimentare, sia a livello di sviluppo prodotto sia in termini di packaging, sia, infine, nell’implementazione delle nuove normative da parte degli esercenti. Non da ultimo il servizio assume un ruolo primario. Nascono così pack con un numero inferiore di pezzi per aiutare gli operatori a gestire rotazioni più basse, packaging monouso e materiali per il delivery, confezioni singole da riscaldare in forno senza aprirle e prodotti già cotti solo da scongelare.

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