Sencha, Bancha e Genmaicha: tre tè per una lunga storia

Come una bevanda si intreccia con la tradizione e la cultura: piccolo approfondimento sulle tipologie più diffuse e sulla loro storia e diffusione

Il tè verde è un universo vasto. Include tipologie, sfumature, sapori ma soprattutto tradizioni diverse. Durante la manifestazione Japan Sundays, di cui vi abbiamo parlato qui, è stato possibile degustare 3 tra i tipi più diffusi di tè verde, scoprendone sfumature e differenze. Ci siamo soffermati sul Sencha, il Bancha e il Genmaicha, mentre non abbiamo provato il prestigioso Gyokuro e nemmeno il Matcha, che dei tè giapponesi è il più caratteristico e amato in Oriente soprattutto per il suo gusto amaro, che lo rende però difficile per i palati occidentali. Il tè Sencha è il più diffuso in Giappone, è aromatico ed erbaceo e si differenzia dal Bancha, che presenta invece colore chiaro e gusto delicato, qualità chi gli permettono di essere molto apprezzato in Occidente. Il tè Bancha, avendo naturalmente un basso contenuto di caffeina, può essere bevuto più facilmente ed è utilizzato, in alternativa al Sencha, per creare la tipologia Genmaicha. Il Genmaicha è chiamato anche “tè d’orzo”, perché le foglie vengono unite al riso soffiato, regalando un sapore piacevolmente fresco alla bevanda. L’origine di questo tè è legata all’attenzione giapponese per la cura e la pulizia: in passato l’acqua veniva bevuta soltanto se fatta bollire, così, per renderne il sapore più gradevole e farla bere anche ai bambini, veniva aggiunto riso tostato. La tradizione è stata portata avanti, trasformandosi in una tipologia di tè molto amata in Oriente, tanto che nelle stagioni calde vengono preparate grandi quantità di Genmaicha che viene conservato in frigo e diventa così una piacevole bevanda fredda. In Giappone però il rapporto con il tè è molto diverso rispetto all’Occidente: si tratta di un rito vero e proprio, ha un’importanza fondamentale nella vita degli individui perché fa parte della sfera intima e personale alla quale nessuno può rinunciare nella propria quotidianità. Il tè viene preparato con lentezza, utilizzando una teiera, i tempi di infusione variano a seconda della tipologia (per il Sencha e il Bancha bastano 1 o 2 minuti, mentre per il Genmaicha l’ideale sono 3 o 4 minuti) e la bevanda viene servita e poi bevuta in tazze molto piccole, preferibilmente fatte a mano. Bere tè verde è un ricongiungimento con gli elementi della natura, ha una sacralità, tanto che la cerimonia del tè viene celebrata soltanto dai Maestri, ossia persone qualificate che si sono formate duramente rispettando tradizioni secolari. In Italia l’approccio è completamente diverso, il tè è percepito spesso come un “accompagnamento”, un’alternativa al caffè o una bevanda da bere fugacemente davanti al computer, anche se l’attenzione soprattutto per il tè verde sta crescendo sempre di più; se in Europa ha iniziato a diffondersi solo negli anni ’70 per “esplodere” definitivamente durante il decennio successivo, oggi è sempre più richiesto e anche se non fa parte della nostra cultura, rappresenta comunque un’ottima abitudine, una bevanda ricca di proprietà che, chissà, forse può aiutarci a imparare a sorseggiare la vita con più lentezza e dedizione.

 

 

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