Pasticceria in rosa

La pasticceria vista dal gentil sesso. Ne parliamo con una bravissima professionista

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Sandy Astrali – 27 anni e residente a Tombolo, in provincia di Padova – medaglia d’argento al Campionato Italiano di Cioccolateria che si è tenuto a Rimini, unica porta d’ingresso per la finale mondiale del Cacao Barry World Chocolate Masters di Parigi.

Sandy, perché hai deciso di partecipare?

Ho trascorso un anno in Australia e, ora che sono tornata, mi è rinata la voglia di mettermi in gioco. Questa è la terza volta che partecipo al Campionato. L’aspetto che mi ha colpito di più è stato il fatto che eravamo tutte persone comuni, che escono dal loro laboratorio e si mettono in gioco. Oltre a questo particolare, mi piace molto anche l’atmosfera che si crea con il gruppo: a fine giornata c’è sempre l’occasione per confrontarsi e dialogare, al di là della competizione, e questo fa crescere a livello personale.

Qual è la particolarità del tuo pezzo artistico?

Ho creato una scultura che associasse i quattro elementi – terra, fuoco, aria, acqua – alle figure mitologiche e del passato.

Come mai, secondo te, sono ancora poche le donne che riescono a emergere nei concorsi di pasticceria?

In effetti le donne sono sempre poche, sebbene rispetto ai primi anni – in cui ero praticamente l’unica donna – la situazione sia migliorata. Secondo me incidono vari fattori, soprattutto il fatto che a questi concorsi devi dedicare molto tempo e si richiede un impegno sia fisico sia psicologico che non è indifferente. Dietro un concorso di questo tipo, c’è un grande lavoro di preparazione che dura molti mesi: bisogna partire da un’idea, studiarla e trovare il giusto metodo per farla capire agli altri. E le donne seguono più attività: il lavoro, la casa e la famiglia. Ma con una buona organizzazione si può fare! Io ce l’ho fatta, anche grazie al sostegno della mia famiglia!

Sei per le quote rosa nei concorsi?

No. Ritengo che le quote rosa siano un limite. Ci sarebbe una sorta di selezione a priori e la partecipazione ai concorsi diventerebbe quasi un obbligo. Per esempio, se in un concorso ci fosse l’obbligo di qualificare un determinato numero di donne, inevitabilmente dovrebbero partecipare più di cinque donne, altrimenti non ci sarebbe neppure competizione.

Secondo te, quale potrebbe essere il contributo femminile al mondo della pasticceria?

Senza sminuire nessuno, credo che ci siano più creatività e fantasia nella testa delle donne. Inoltre, una donna tende naturalmente a prestare maggiore attenzione ai particolari, ai dettagli. Infine, secondo me, la figura femminile è più affine al cliente nel modo di porsi. Ma sono anche convinta che la pasticceria non abbia sesso e che non ci debba essere una netta divisione: mettendo insieme le idee, si riuscirebbe a dare di più.

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